Atene, grecia 2008.
centro di accoglienza per famiglie nomadi
provenienti dalla Turchia e dal Kosovo.
Intorno a me Ragazzini che cantavano fumavano e ballavano incessantemente
Io ero l’educatrice sociale che doveva insegnarli i valori del rispetto e della buona educazione..
Facevamo varie attività così il mio report per la croce rossa greca sarebbe stato impeccabile. La verità è che non sapevo cosa stavo facendo e non avevo molto da offrire, però molto da prendere da loro.
Avevo una vera fame di vederli ballare e cantare tutto il tempo perché in loro c’era un talento che non avevo mai conosciuto prima, che non chiedeva permesso di sbocciare.. mi dicevano che non avevamo mai studiato danza o musica. Lo sapevano fare.
Vederli ballare cosi pieni di vita tra stanze brutte e senza orpelli mi confondeva. Tutto lì era decadente malconcio ma loro brillavano come delle super star. Da dove veniva quel fuoco dentro di loro?
Un giorno chiesi timidamente a Naghi, 12 anni: come fate a essere così bravi?
Lui come se fosse un vecchietto mi rispose:
non serve essere bravi, ma di sentire la tua propria danza che ti nasce da dentro e la senti scorrere nel tuo sangue
esistono le persone autentiche e quelle che hanno paura di esserlo…
Testo tratto da ‘Una Storia Vera- Racconti genuini sulle rotte nomadi’, spettacolo di Danza e Narrazione di Soad Ibrahim con Soad Ibrahim e la partecipazione del gruppo di studio Gypsy Duende di Palermo. Teatro Atlante, Palermo 2026.
photo. Cristian Garascia